Parco Naturale della Valgrande (VCO)

Istituito nel 1992 è racchiuso tra le montagne dell’Ossola, il Lago Maggiore e la Valle Cannobina.

http://www.parcovalgrande.it/pagina.php?id=32

Per dirla all’inglese la chiamano la più grande “WILDERNESS” nella nostra nazione ma il Parco ha una sua storia molto sofferta e molto italiana, con molti aneddoti particolari. La zona era abitata da varie comunità montane che hanno lasciato tracce evidenti, ormai quasi sepolte, ma essendo state abbandonate a partire dal dopoguerra la natura ha conquistato e sta ancora riconquistando i suoi spazi. E’ un’area dove regna incontrastato il silenzio, rotto solo dal gorgogliare dei ruscelli e delle piccole cascate, dal vento e dagli animali che vi abitano.

Non è un Parco “strutturato” tuttavia vi sono alcuni comodi bivacchi nei quali si può trovare rifugio per la notte permettendoci così di attraversare un territorio selvaggio, isolato, senza strade, case e dove il cellulare…non ha campo!

Nei pressi dei bivacchi o i ruderi abbandonati non è difficile scorgere i ghiri e, sulle pozze d’acqua o sui ruscelli, le libellule.
Vi sono vallate scoscese fittamente ricoperte dalla vegetazione oppure si può camminare per ore ed ore completamente immersi dentro boschi di faggi che sembrano infiniti. Sotto i piedi un tappeto soffice di foglie secche. 

Dove tali boschi sono più antichi vi sono faggi enormi ed imponenti mentre in altre aree che erano adibite a pascolo stanno crescendo alberi ancora relativamente giovani.

La presenza costante e numerosa, quasi unica, in questa vegetazione è la Cincia bigia, con la sua grazia minuscola e delicata. Di notte intona il suo richiamo l’Allocco. Altri abitanti sono Cinciallegra, Cinciarella, Luì bianco, Scricciolo, Pettirosso, Picchio rosso maggiore, Picchio nero, Picchio muratore, Ghiandaia, Ballerina bianca e gialla. Dove la vegetazione si fa mista con conifere Cincia mora e Regolo.

Nelle zone ad altitudine più elevata Spioncello, Codirosso spazzacamino, Codirossone, Corvo imperiale, Gheppio, Balestruccio, Cincia alpestre. Alcune altre specie… solo un’ombra, un fruscio d’ali, un verso appena accennato, una sfida troppo difficile il loro riconoscimento. Fa parte del gioco.

L’orizzonte è in alto, lungo il profilo dei monti che si innalzano ripidi come per proteggere quest’area di natura incontaminata. Lassù, sebbene le cime non si elevino molto, siamo sotto i 2.000 m, si può godere di viste spettacolari, soprattutto sul versante del Lago Maggiore, come solo la montagna può offrire.

 

Sotto il profilo ornitologico non è un’area dove si possono fare facili avvistamenti e la quantità di specie presenti non è molto varia, sebbene nell’elenco del sito del Parco siano menzionate anche specie quali Fagiano e Francolino di monte, Aquila reale e molte altre. Non si va in Valgrande solo per fare birdwatching in sostanza.

E’ un Parco adatto soprattutto per chi vuole camminare immerso quanto più possibile nella natura, nella tranquillità, senza distrazioni. Un po’ mistico, bucolico. Nel silenzio si può rievocare una ricca storia fatta di dura vita di montagna, di pascoli, ma anche di partigiani che hanno sofferto combattendo. Poi però impossibile non lasciarsi trasportare dai colori dei fiori o degli alberi, bagnarsi nei torrenti ed osservare le piscine naturali color verde smeraldo.

Il Camoscio è ovunque e spesso si può scorgere a poca distanza quando sentendoti arrivare ti sfugge davanti agli occhi in mezzo al bosco. Oppure li vedi in gruppo, ad altitudine maggiore, dove la vegetazione si apre e sono i padroni degli alpeggi e delle vette. L’uomo… quasi un intruso.

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