Migrans Milvus-Torino 2006

 IL PRIMO CAMPO MIGRANS “MILVUS-TORINO”: ANALISI DEI DATI STAGIONE 2006


Il logo del progetto Migrans è dedicato al Nibbio
Introduzione

La migrazione degli uccelli attraverso le valli alpine è un fenomeno che viene monitorato ed analizzato con sempre più crescente attenzione. Le metodologie di studio utilizzate e ritenute più efficaci sono:

– l’inanellamento;
– i campi di osservazione posti lungo le rotte migratorie, in particolare nei pressi dei "colli di bottiglia" (ad es.: valichi alpini, canali marini).

Mentre il primo metodo è indirizzato quasi esclusivamente allo studio dei piccoli uccelli (passeriformi), il secondo si presta meglio al rilevamento e alla quantificazione dei flussi migratori delle specie di maggiori dimensioni (rapaci e "grandi veleggiatori").

La migrazione dei “grandi veleggiatori” in provincia di Torino: breve sintesi delle conoscenze

La provincia di Torino risulta prevalentemente interessata dalla migrazione autunnale (post riproduttiva) e negli ultimi quindici anni questo fenomeno è stato oggetto di diversi studi.

D.Reteuna (1994) ha sintetizzato le conoscenze sulla migrazione dei rapaci attraverso le Valli di Lanzo, analizzando i dati raccolti in molte ore di monitoraggio negli anni 1992 e 1993. Le osservazioni raccolte hanno evidenziato un flusso migratorio che utilizza le Valli d’Ala e di Viù e che in seguito attraversa lo spartiacque con la Val Susa. E’ però ragionevole supporre che questi migratori non utilizzino questa valle per lasciarsi definitivamente alle spalle la catena alpina, poiché essa ha nel suo tratto conclusivo un orientamento settentrionale. E’ più ragionevole pensare che essi proseguano verso Sud, attraverso valli con orientamento SO (Valle Po, Valle Stura di Demonte).

Questa ipotesi è stata suffragata dal network di osservatori del progetto Migrans, i cui partecipanti dal 1998 svolgono attività di osservazione sulle migrazioni in Italia. Le osservazioni in Valle Susa e Chisone effettuate tra il 1998 e il 2000 hanno dimostrato come in queste vallate il passo sia poco consistente. Nel 1999, in particolare, è stato portato a termine un progetto in cui sono state effettuate 12 giornate di osservazione tra agosto e settembre, per un totale di 144 ore di osservazione nella stazione del Monte Cotoliver (Oulx – Alta Valle Susa). I risultati, in termini di numero di passaggi di animali, sono stati decisamente inferiori a quelli ottenuti nelle valli di Lanzo e soprattutto a quelli delle vallate del Cuneese: i rapaci censiti sono stati solo 305, in prevalenza Falchi pecchiaioli (Pernis apivorus). La direzione di provenienza-allontanamento rilevata in questa stazione si sviluppava lungo la direttrice E/SO (Infomigrans, 4 dicembre 1999).

Sempre in Valle Susa, nel 2004, sono state condotte 29 ore di osservazione a Foresto, che hanno portato all’osservazione di 179 rapaci, in prevalenza Falchi pecchiaioli (Infomigrans, 14 dicembre 2004).

L’attività di osservazione nelle Valli di Lanzo durante gli anni è stata progressivamente sostituita da un monitoraggio presso il Lago Borgarino e i Laghi di Caselette, spostando il suo raggio d’azione verso l’imbocco della valle di Susa. Tale attività comprende periodi medio-lunghi compresi fra marzo-giugno (migrazione primaverile) e agosto-novembre (migrazione autunnale). Questa metodologia ha dato modo di estendere la ricerca a specie con fenologia diversa da quella dei rapaci e ha confermando l’esistenza di una modesta rotta anche per specie solitamente meno studiate. (Per maggiori informazioni si consultino i bollettini del progetto Migrans, parzialmente scaricabili in rete sul sito del Parco Naturale delle Alpi Marittime: http://www.parks.it/parco.alpi.marittime/gui_dettaglio.php?id_pubb=1093).

Fra il 1986 e il 1992 anche nel Canavese, presso Castelnuovo Nigra, sono state compiute saltuarie osservazioni durante il periodo della migrazione post-riproduttiva (in particolare sui passeriformi) (Cattaneo & Biddau, 2002).L’ipotesi di questi autori è che il flusso migratorio proveniente dal Biellese e dalla Valle d’Aosta attraverso il Canavese raggiungesse poi le Valli di Lanzo. Su questa rotta alcuni osservatori di Torino_Bw nel 2005 hanno compiuto dei rilevamenti per un totale di 32 ore dalla cima del Monte Cavallaria, posto all’imbocco della Valle d’Aosta, osservando solo 53 rapaci in volo migratorio (L. Ruggieri, com. pers.).

Il progetto Milvus-2006

Nell’estate del 2006 si è deciso di utilizzare nuovi punti di osservazione al fine di verificare se effettivamente la provincia di Torino fosse interessata da un passaggio di migratori al di fuori delle aree già note. I siti prescelti sono stati due, idealmente suddivisi dalla città di Torino e dal corso del fiume Po e posti a 30 km di distanza in linea d’aria l’uno dall’altro: il primo a ridosso della catena alpina, il secondo sulla collina torinese.

Sito n° 1 – Moncuni (640 m., Reano-Trana). Rilievo collinare più elevato del complesso morenico di Rivoli-Avigliana. Da qui la visuale spazia a 360° dalla pianura torinese al bacino del Sangone, da Giaveno agli imbocchi delle Valli Sangone e Susa.

Sito n° 2 – Bric Palouch (616 m., Baldissero torinese). Posto nei pressi della collina di Superga, permette di godere di una discreta visuale sulla sottostante pianura torinese in direzione N-NW e della pinaura astigiana a SE.

Il campo di osservazione si è svolto in contemporanea sui due siti per un totale di 11 giorni dal 25.08.2006 al 04.09.2006 (escluso il 26.08.2006 al Palouch e il 04.09.2006 sul Moncuni). La media per giornata è stata di “sole” 3 ore di copertura, normalmente concentrate durante la mattinata. Il periodo è stato scelto in base alle conoscenze acquisite sulla fenologia del Falco pecchiaiolo, specie che secondo le nostre aspettative sarebbe dovuta essere la più rappresentativa e che proprio negli ultimi giorni di agosto fa registrare le massime concentrazioni nella nostra regione (Brichetti & Fracasso, 2003).

Al di fuori del periodo sopra indicato sono state compiute altre osservazioni (solo sul Bric Palouch), che hanno fornito interessanti risultati, in particolare sulla migrazione del Nibbio bruno (Milvus migrans).

Risultati e conclusioni

Questo primo anno del progetto “Milvus-Torino”, sperimentale e condotto con l’ausilio delle limitate forze volontarie disponibili, ha comunque portato ad alcuni interessanti risultati, confermando che entrambi i siti prescelti sono interessati da un passaggio di migratori (in particolare rapaci), anche se di modesta entità.

La tabella 1 riassume le osservazioni effettuate nel periodo 25.08.2006 – 04.09.2006 sui due siti:

FALCO PECCHIAIOLO374
BIANCONE 3
FALCO DI PALUDE 4
SPARVIERE 10
POIANA 6
AQUILA MINORE 2
GHEPPIO 5
LODOLAIO 2
RAPACI Non identificati2
TOT. RAPACI nel periodo 25.08.2006-04.09.2006408
NIBBIO BRUNO 397
TOT. RAPACI CON NIBBIO BRUNO805
MIGNATTAIO 1
RONDONE 27
RONDONE MAGGIORE 33
RONDONE sp. 12
GRUCCIONE 64
RONDINE MONTANA 3
TOT. NON-RAPACI conteggiati nel periodo 25.08.2006-04.09.2006140
TOTALE COMPLESSIVO945

Il Nibbio bruno è stato osservato con concentrazioni interessanti dal Bric Palouch in quattro occasioni fra il 17.07.2006 e il 29.07.2006, per un totale di 397 ind. Questo rapace è solito utilizzare le discariche di Basse di Stura e Druento come zone di approvvigionamento trofico (si cita a questo proposito la notevole concentrazioni di 1250 individui presso Basse di Stura l’08.08.2001 (GPSO 2003).

La città di Torino riveste quindi una particolare importanza durante la migrazione post-nuziale per questa specie, che raggiunge i quartieri di svernamento posti in Africa attraversando le Alpi. Attualmente non si conoscono ancora i valichi utilizzati dalla specie, anche se si sono osservati grossi contingenti in migrazione transitare sopra il Monte San Giorgio (Piossasco); qui nel corso dell’estate del 2005 sono stati conteggiati 1097 ind. in migrazione (F. Carpegna, com. pers.).

Le osservazioni effettuate dal Brich Palouch durante il 2006 rappresentano quindi un’interessante probabile nuova rotta migratoria, fin ora sconosciuta.

Per quanto riguarda i non-rapaci si sono considerate unicamente le specie più rappresentative o quelle di cui si è potuto accertarne e quantificarne il contingente di individui in migrazione. Su entrambi i siti si è registrato un intenso passaggio di Rondine (Hirundo rustica) e Balestruccio (Delichon urbicum).

Sono stati inoltre osservati molti rondoni su entrambi i siti. Sul Bric Palouc il loro conteggio è risultato impossibile a causa della presenza di numerosi soggetti locali (nidificanti nelle vicine aree urbane) ascrivibili a Rondone (Apus apus), Rondone pallido (Apus pallidus) e Rondone maggiore (Apus melba).

Complessivamente, tenendo conto dei Nibbi Bruni nel periodo precedente al progetto, sono stati conteggiati 945 uccelli in migrazione di cui 805 rapaci.

In generale si è riscontrata una concentrazione interessante di individui in migrazione negli ultimi 6 giorni di agosto e scarsi passaggi in settembre.Sul Bric Palouch il picco si è avuto il primo giorno del progetto (25.08, con 77 ind.), mentre sul Moncuni il 30.08, con 143 ind. transitati.

Le specie di rapaci osservate sono state 9. La più importante numericamente è risultata, come da aspettative, il Falco Pecchiaiolo (374 ind.), seguita dallo Sparviere (Accipiter nisus) (10 ind.); tutte le altre specie sono state osservati con meno di 10 inds. Particolarmente interessanti le osservazioni di Aquila minore (Hieraaetus pennatus): 2 transitate nel periodo di indagine sul Palouch, almeno altre 3 passate il 23.08 e 1 (2?) il 29.08 sempre nello stesso sito.

Le difficoltà di conteggio relative ai soggetti di tale specie osservati sul sito sono dovute al fatto che alcuni individui si sono fermati in loco per più giorni e hanno creato effettivi problemi di conteggio agli osservatori sul campo. Non è escluso che gli individui in transito possano essere stati persino in numero maggiore di quelli qui riportati, ma per correttezza riportiamo solo quelli osservati in evidente attività migratoria.


Il Bric Palouch a Baldissero Torinese con le Alpi all’orizzonte (foto P.Marotto)

Da segnalare il passaggio piuttosto interessante di 1 ind. di Mignattaio (Plegadis falcinellus) il 25.08 presso il Moncuni. La specie è migratrice irregolare scarsa in Provincia.

I numeri più alti di passaggi si sono registrati tra le 9.00 e le 11.00, ma è da rilevare che le ore spese sul campo nel pomeriggio sono state decisamente scarse.

Dai dati raccolti al Moncuni è stato possibile analizzare la rotta migratoria seguita dai rapaci (provenienza e allontamento). La direzione di provenienza, accertata per un limitato numero di individui, è risultata essere prevalentemente N-E, mentre la direzione di allontanamento, accertata per la maggior parte degli individui, è stata S-O, seguita da O e in minor misura da S e S-E.

Questo ha confermato le aspettative, in quanto in autunno, almeno in Nord Italia, la maggioranza degli uccelli si muove da Nord-Est verso Sud-Ovest e attraversando le Alpi si diige verso lo Stretto di Gibilterra. Si può ipotizzare che gli individui diretti verso Ovest abbiamo percorso la Valle di Susa, tutta o per un tratto, e abbiamo attraversato poi le Alpi. Gli individui diretti verso Sud, Sud-Ovest hanno probabilmente raggiunto le vallate del Pinerolese e quelle del Cuneese.

Per quanto riguarda il sito del Bric Palouch, forse anche per la posizione geografica più centrale e distante dall’arco alpino, gli uccelli hanno utilizzato rotte meno definite: comunque una buona parte degli uccelli proveniva da Nord-Est e si dirigeva verso Sud-Ovest. Molti Nibbi bruni si sono diretti invece verso Sud-Est. Si esclude, sia per l’ubicazione dei due siti, sia per gli orari in cui sono avvenuti i passaggi, che gli individui conteggiati in un sito siano stati riconteggiati nell’altro.

E’ auspicabile per i prossimi anni approfondire queste conoscenze ed ottenere dati ancora più precisi, al fine di comprendere meglio gli spostamenti degli uccelli migratori sul nostro territorio. A fine progetto, D. Di Noia ha svolto alcune ore di monitoraggio sul Bric Palouch, fra settembre e ottobre, compiendo osservazioni di notevole interesse.

Fra le specie regolari sono stati ancora osservati Falchi pecchiaioli, Falchi di palude (Cyrcus aeruginosus), Bianconi (Circaetus gallicus), Sparvieri, molti hirundinidi e fringillidi (tra cui anche 2 Crocieri (Loxia curvirostra) il 17.09). Interessanti le osservazioni di 2 Cicogne nere (Ciconia nigra) il 27.09, di 1 Lanario (Falco biarmicus) (il 6.10), che se confermato sarebbe il primo dato di presenza provinciale e di 1 Falco pescatore (Pandion haliaetus) il 9.10.

E’ ipotizzabile che la Provincia di Torino sia interessata da un ampio fronte migratorio che tende poi a raggrupparsi solo in prossimità dei colli di bottiglia posti in alcune vallate delle Alpi meridionali, in particolare la Valle Po e la Valle Stura nel Cuneese. Questo implica la difficoltà di contattare nella nostra Provincia grandi contingenti di individui in un lasso temporale limitato.

Sarebbe auspicabile per il futuro un maggiore sforzo per coprire in modo più organico e continuativo i siti già conosciuti allo scopo di confermare le conoscenze attuali e approfondire i molti aspetti che caratterizzano il complesso fenomeno della migrazione. Contemporaneamente sarebbe interessante individuare nuove rotte o siti di osservazione possibilmente all’interno di vallate alpine con orientamento meno settentrionale (ad esempio in Val Pellice).

Ringraziamenti

Si ringraziano in primo luogo tutti gli osservatori che hanno contribuito al monitoraggio durante il progetto: M. Bocchi, G. A. Bonicelli, D. Capello, D. Di Noia, A. Di Rienzo, G. Ferrero, I. Ellena, A. Massazza, F. Morganti, G. Soldato, M. Marina, L. Piretta, L. Ruggieri.bInoltre A. Di Rienzo per le foto e F. Carpegna e L. Ruggieri per i dati inediti forniti.

Bibliografia

– Brichetti P. & Fracasso G. (2003). Ornitologia italiana. Vol. 1 – Gaviidae-Falconidae. Alberto Perdisa Editore, Bologna.
– Cattaneo G. & Biddau L. (2002). Ornitologia Canavesana. Grafica Santhiatese editrice.
– GPSO (2003). Resoconto ornitologico per la regione Piemonte-Valle d’Aosta. Anni 2000-2001. Riv. Piem. St. Nat., 24: 357-408
– Reteuna D. (1994). La migrazione degli Accipitriformes, Falconiformes e Ciconiiformes attraverso le Valli di Lanzo. Riv. Piem. St. Nat., XV: 127-153

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